venerdì 19 dicembre 2014

INTERVISTA AD UN SOCIAL MEDIA MANAGER


Alessandro Pedrazzoli - Web Marketer & Corporate Communication Specialist




Di cosa ti occupi attualmente?

In questo momento sto lavorando per un'azienda che si occupa di accessori per la moda.
L'azienda è già ben conosciuta nel B2B, ma è totalmente priva di una presenza on-line.
Per due brand di questa azienda sto progettando un e-commerce e una serie di attività con l'obiettivo di aumentarne la visibilità e generare conversioni. Nel tempo che mi resta, mi occupo del mio blog e dello sviluppo di altri progetti in WordPress e altre campagne pubblicitarie on-line.


Come ti sei avvicinato al Social Media Management?

Lavorando nella comunicazione ed essendomi specializzato nell'on-line, non ho potuto evitare di conoscere ed imparare ad usare i social in modo professionale, sia per il loro potere di generare conversioni in modo quasi gratuito, che per il loro impatto psicologico sui consumatori.
Inoltre sto cercando di perfezionare la mia abilità nella SEO e i social stanno acquisendo una rilevanza fondamentale anche da questo punto di vista.


Quali sono le gioie e i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?

Sicuramente una delle gioie più grandi è stata la prima volta che un mio articolo ha raggiunto la prima pagina di Google.


Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace SMM?

Oltre alle capacità di targhettizzare e di coinvolgere il pubblico, credo sia indispensabile quella di analisi sugli effetti del lavoro svolto, sia utilizzando i dati messi a disposizione dai social (Insight, Analytics...) sia quelli offerti dai servizi web appositi.


Qual è a tuo parere l'errore da evitare assolutamente nella gestione di un social network?

Mi è capitato di vedere alcuni SMM rispondere maleducatamente alle critiche, causando non pochi danni alla reputazione dell'azienda. Per costruirsi una reputazione serve moltissimo tempo ma per distruggerla basta un SMM improvvisato! Putroppo le aziende spesso non comprendono la reale importanza di gestire professionalmente questo aspetto e affidano il compito a persone non qualificate.


Che suggerimenti daresti a chi vuole diventare SMM?

Molto semplicemente suggerisco di imparare dai grandi.
Avete visto come vengono gestiti i social networks delle grandi aziende? E' tutto pubblico, basta dare un'occhiata!





Alessandropedrazzoli.com


lunedì 15 dicembre 2014

martedì 9 dicembre 2014

lunedì 24 novembre 2014

Michelangelo Giannino, Social Media Manager e fondatore di FusionLab09

INTERVISTA AD UN SOCIAL MEDIA MANAGER

Michelangelo Giannino - Founder at FusionLab09 - Consulente Marketing Freelance




Quando hai iniziato a lavorare come Community Manager?

Ho iniziato a lavorare come community manager nel 2009 presso uno dei primi e famosi ecommerce italiani per la vendita di prodotti geek. Per continuare a fare esperienza ho poi creato diverse fan page per analizzare e capire le varie fasce di utenza. Successivamente ho gestito fan page in ambito fashion, intrattenimento, web agency, associazioni ecc.

Come ti sei avvicinato al social media management?

L’azienda cercava un blogger e visto la mia esperienza in merito mi affidarono anche la gestione della fan page aziendale fino a investire molto più tempo e denaro su facebook rispetto al mio ruolo iniziale.

Quali sono le gioie e i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?

Gestire una fan page significa avere a che fare con centinaia di persone al giorno pronte a criticarti al minimo errore. Se il pubblico è abbastanza ampio, quasi hai paura di premere il pulsante PUBBLICA soprattutto se sei agli inizi e non sai cosa piace ai tuoi fan.

Le soddisfazioni che puoi ricevere sono tante. Come leggere i complimenti per come gestisci la pagina. Oppure tu, community manager, sei riuscito a donare fiducia al fan fino a influenzare il suo potere di acquisto. O ancora, raggiungere un alto tasso di engagement quando lanci contest o un contenuto coinvolgente, di qualità, di valore.

Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace SMM?

 Prima di tutto bisogna conoscere ogni aspetto del brand che rappresenti. Essere creativo (più scrittura persuasiva), empatico, saper ascoltare, molto disponibile, altruista, solare, far divertire.

Qual è a tuo parere l'errore da evitare assolutamente nella gestione di un social network?

Essere istintivi quando si tratta di affrontare le critiche negative e non coordinarsi con l’intero ufficio marketing.


Che suggerimenti daresti a chi vuole diventare SMM?

Possedere nozioni tecniche della comunicazione, conoscere i meccanismi/principi dei social (e relativa utenza) sul marketing, saper analizzare case history, avere dati statistici sempre sotto mano (e aggiornati), seguire influencers del settore per conoscere le ultime novità.


giovedì 20 novembre 2014

Social Media Business: cosa fare e cosa non fare per una comunicazione online di successo



Una serie di consigli e di attività per migliorare la reputazione online di un'azienda.
L'infografica qui sotto espone quali sono le attività da fare e quali sono da evitare per ottenere una comunicazione aziendale di successo nel campo dei social media.
In sintesi  

I Must da fare: 


  • Elaborare una strategia precisa
  • Porsi degli obiettivi misurabili
  • Essere rispettosi nei confronti della comunità online
  • Coerenza
  • Postare contenuti interessanti che creino engagement
  • Essere costante nella propria presenza sui social
  • Saper ascoltare le altre voci 
  • Esprimere gratitudine



Cosa non fare: 


  • Avere fretta e costruire un network troppo velocemente
  • Essere su un solo social
  • Non ringraziare
  • Fare spam
  • Essere sui social tanto per esserci, senza costruire un piano editoriale e strategico personalizzato
  • Vendere in maniera esplicita


Ecco l'infografica che insegna alle aziende cosa fare e cosa non fare sui social network affinchè la propria strategia di comunicazione online abbia successo:

 

mercoledì 12 novembre 2014

Come ricercare gli Influencer su Twitter

Scopri come classificare le 3 tipologie di target audience su Twitter

gli influenser di settore
gli amplificatori
la vera e propria audience



Alcuni strumenti di ricerca e analisi possono venirti in aiuto, come Topsy.com
Followerwonk.com e Inkybee.com


Fonte:

giovedì 6 novembre 2014

Come inserire un video sul Post di Blogger



Leggendo la guida su Blogger, con i suoi suggerimenti, sembra davvero molto facile inserire un video in un Post ma vi confesso che per me non è stato poi così intuitivo.

Il primo suggerimento consiste nel cliccare sul collegamento diretto che Blogger mette a disposizione sulla barra degli strumenti, l'icona a forma di ciack cinematografico.
Attraverso la schermata che si aprirà si può scegliere se caricare un video direttamente dal tuo pc oppure cercare il video che desideri direttamente su Youtube (puoi digitare il nome o più semplicemente incollare l'Url del video che ti interessa).

Affinchè il video non sia solamente visualizzato come un'immagine anteprima ma sia realmente fruibile e visionabile direttamente dal Post, bisogna agire sul codice html.
Youtube e Vimeo ti aiutano e ti forniscono il codice html da incorporare.
Per esempio sotto il video di Youtube, cliccando su "Condividi" trovi l'ozione "Codice da incorporare". Cliccando su questa opzione si visualizza l'anteprima, si può copiare il codice che ci interessa e si possono scegliere delle opzioni, quali per esempio, la dimensione del video da visualizzare all'interno del post. Le dimensioni standard di Blogger sono 400 (widt) e 353 (height).

Un altro metodo è quello di cliccare sull'icona di html sulla barra delle opzioni, in questo modo potrai visualizzare il tuo post in versione html e potrai incollare il codice da incorporare (fra un tag <br>) ovunque tu voglia.
Di seguito un video tutorial su come incorporare i video di Youtube sui vostri Post.








sabato 1 novembre 2014

Solo 30 minuti sui Social Media?Come usarli al massimo

QUALE E' IL MIGLIOR MODO DI INVESTIRE 30 MINUTI DEL TUO TEMPO 
SUI SOCIAL MEDIA?


La gestione dei social media può essere un lavoro a tempo pieno, anche per coloro che al contempo devono assolvere ad altri compiti. Fare social media management può richiedere 10 o più ore a settimana.

Detto questo, cosa faresti se avessi a disposizione solo 30 minuti da spendere sui social media?
Come decideresti quali sono le attività prioritarie per ottimizzare il tuo prezioso tempo?

Ci sono momenti 'vuoti' nella giornata in cui vorrei essere il più produttivo possibile. Quindi quando ho una finestra di tempo di 30 minuti, cosa dovrei fare per ottimizzare questo tempo sui social media?

Ecco alcuni modi che ho escogitato per utilizzare al meglio queste finestre temporali di 30 minuti.

Uno studio condotto da Ipsos ha rilevato che un utente in rete trascorre circa 3,6 ore medie al giorno sui social network. Calcolando che, tolte 8 ore di sonno, rimangono 16 ore di veglia, di queste, circa il 25% del tempo lo si trascorre sui social network.

Ecco un elenco della ripartizione utilizzo medio suddivisa per età:

  • 4,2 ore al giorno – under 35
  • 3,1 ore al giorno – dai 35 ai 49 anni
  • 2,8 al giorno – over 50
Quindi 30 minuti al giorno sembra una quantità molto piccola.

Ecco un elenco delle 12 attività di un Social Media Manager:



Ora la cosa complicata è, in 30 minuti, decidere quali sono di queste le attività principali nda svolgere.

Un metodo funzionale è suddividere per gruppi le attività da fare, gruppi di attività da svolgere in 30 minuti:



1) curating, crafting, posting, scheduling, attività che hanno come scopo quello di dedicarsi al contenuto
2) Measuring analyzing, planning, experimenting, attività che assicuraro la crescita
3) Responding, listening, engaging, helping, che riguardano la sfera community.


Quindi il segreto sta nel dedicare ad ogni finestra di 30 minuti (avendo più finestre in una giornata) ad un solo blocco di queste attività.

In questo modo diventa più fattibile che fare tutte e 12 le attività in 30 minuti!

Certo capita di avere giorni in cui in tutto avete solo 30 minuti per tutto e sarebbe utile avere un piano anche per questo. 

Comunque ecco una lista personale di come suddividere i famosi 30 minuti:
  • 5 minuti per raccogliere il materiale
  • 15 minuti per leggerlo
  • 10 minuti per comporre e organizzare
Ovviamente sperimentate e troverete il giusto mix per voi...

Estratto da un articolo di Kevan Lee

martedì 28 ottobre 2014

InfoGraphic: Top 15 social in the world 2014


InfoGraphic: Google Plus Users 2014

InfoGraphic: how users interact on Pinterest


InfoGraphic:youtube video SEO ranking factors


mercoledì 22 ottobre 2014

Il mondo delle App: il caso di EasyDinner


Oggi presentiamo la società Easy Dinner, diventata nostra partner per le collaborazioni stage dei corsisti al Master Social Media Make it So. Abbiamo incontrato uno dei suoi fondatori, Paolo Napolitano.

Come funziona EasyDinner?
Easy Dinner è un’app che permette ai ristoratori di comunicare le proprie offerte e agli utenti di mangiare bene risparmiando: tramite la geolocalizzazione l’utente può visualizzare offerte enogastronomiche in un raggio di spazio da lui definito, con la possibilità di selezionare anche il tipo di pasto che desidera. Infine, per poter ottenere lo sconto, basta mostrare l’app allo staff del ristorante.

Come è nata l’idea?
Easy Dinner nasce in una circostanza molto semplice. Camminavo per Roma con Giovanni Curcio e Giancarlo Motterle (co-fondatori della startup) in cerca di un posto conveniente dove andare a mangiare. Ci trovavamo in un luogo nuovo e nessun sito web era in grado di consigliarci velocemente un locale dove mangiare bene, senza spendere molto. Riflettendo, ci siamo domandati come fosse possibile che con le grandi possibilità del web e della geolocalizzazione, non esistesse un’applicazione capace di fornire semplicemente e velocemente un elenco di offerte in un raggio di chilometri stabilito.
Questa nostra esigenza ha rappresentato il Big Bang di Easy Dinner e da quel momento siamo stati risucchiati in un vortice di idee, entusiasmo e passione ed è partita la nostra avventura.

I motivi per consigliare EasyDinner
Il primo motivo è certamente economico: Easy Dinner è un’applicazione gratuita, concepita per il risparmio degli utenti e la pubblicità dei ristoratori. Inoltre è rapida e semplice da usare: in 3 click è possibile trovare il ristorante più vicino e più conveniente dove mangiare. A differenza di altri servizi, non c’è bisogno di scaricare coupon o di pagare in anticipo. Andare a mangiare fuori risparmiando senza sacrificare la qualità diventa così un gesto semplice e alla portata di tutti.
Il ristoratore, da parte sua, può usufruire di una vetrina espositiva per la sua attività. Senza contare che non è preda di intermediazioni commerciali e può pubblicare direttamente l’offerta sul sito dell’applicazione, in totale autonomia, rendendola subito visibile e decidendone la durata.

Com’è formato il vostro team?
Il nostro team è composto  da circa 20 ragazzi, prevalentemente studenti e neolaureati, con un’età media che non supera i 24 anni. Noi 3 soci fondatori abbiamo avuto l'idea e l'abbiamo portata avanti, coinvolgendo gradualmente un team di sviluppo, un team commerciale, social media specialist, addetti stampa e coordinatori responsabili dell’organizzazione interna. Caos creativo unito a condivisione degli obbiettivi, entrambi fondamentali per portare avanti un progetto come il nostro.

Quali strategie state utilizzando per pubblicizzarvi, nello specifico per quanto riguarda i Social Media?

Stiamo cercando di coinvolgere le persone che usano la nostra app e creare engagement inserendo contenuti non solo riguardanti Easy Dinner e le sue offerte. Vogliamo stimolare il dibattito sul Food e dialogare con i nostri utenti, che consideriamo il nostro valore principale.
Abbiamo due macro filoni che possiamo seguire e stiamo impostando una strategia di storytelling per raccontarli: da un lato i ristoratori, la loro passione e le loro eccellenze, dall'altro i clienti e tutte le storie che si legano ad un buon pasto.
Oltre questo non dobbiamo certamente spiegare quanto siano vasti gli argomenti "cibo" e "risparmio". Giocheremo con questi concetti cercando di coinvolgere il nostro pubblico.

Perché la scelta di un’App e che influenza ha sul target di riferimento?

L'app è mobilità e facilità di accesso ovunque ci troviamo. Presente sul nostro smartphone, Easy Dinner può essere utilizzata in ogni momento. Gli studenti universitari, che rappresentano una grande percentuale del nostro target di riferimento, possono accedere all'app mentre passeggiano in città o sono in stanza a studiare, senza alcuna differenza. Trovare ristoranti convenienti in mobilità è un grande vantaggio per loro.
Buon lavoro a Paolo Napolitano e EasyDinner!

mercoledì 8 ottobre 2014

Scopri come aumentare le vendite con i suggerimenti di Cosimo Melle



Intervista a Cosimo Melle ideatore del Marketing Essenziale, direttore di "Quintuplica - il magazione online dei professionisti del marketing" e autore del libro "Aumentare le vendite - 8 idee pratiche e veloci per riuscirci anche tu."








Non è il prodotto migliore che vende ma quello presentato nel modo più convincente”. Cosimo mi ha incuriosito questa frase che ripeti spesso nei tuoi corsi o sui tuoi profili social. Puoi spiegarcela brevemente?

Tempo fa un negozio di intimo subiva fortemente la pressione di altri tre concorrenti nella zona. Vendevano tutti lo stesso intimo quindi la grande sfida era fare qualcosa di diverso rispetto alla concorrenza. Come attirare quindi nuovi clienti senza puntare come al solito sullo sconto?

Mise l'intimo bianco in una vetrina con scritto "PER GLI ANGELI" e quello rosso e nero nell'altra vetrina con scritto "PER I DIAVOLI". Ha esaurito i prodotti in vetrina nel giro di poche settimane!

Ecco cosa significa. Non sempre abbiamo tra le mani un prodotto unico ed eccezionale, anzi oramai è quasi del tutto impossibile. Però con le giuste idee possiamo presentarlo in modo più convincente dei nostri concorrenti e vendere più di loro.

 Chi è un “alchimista della persuasione”?

Qualunque sia la tua attività imprenditoriale tu sei nel business del convincere (coinvolgere e invogliare) i clienti o aspiranti tali a venire da te. L'alchimista della persuasione aiuta le aziende a fare esattamente questo.
Riconosci un alchimista della persuasione dal fatto che rispetta sempre questi 3 principi fondamentali:
           -Non è il prodotto migliore che vende ma quello presentato 
            nel modo più convincente.

          -La qualità della tua persuasione non sostituisce la qualità del tuo prodotto.

          -Individua l'essenziale. Invalida il resto.

        Qual è il tuo approccio con i Social Media?


Utilizzo i Social Media perché servono e sono un ottimo strumento per farsi conoscere e promuovere le aziende a costi relativamente bassi. 

Paradossalmente io lavoro con il web ma sopporto poco la tecnologia. Ho ideato il "Marketing Essenziale" proprio perché non voglio lavorare più di 2/3 ore al giorno davanti a un pc e cerco di applicare lo stesso metodo anche ai clienti che si affidano a me.

Quale mezzo di comunicazione o metodo consiglieresti per pubblicizzare il proprio brand e raggiungere il proprio target di riferimento?

Se il tuo pubblico sono i privati, in questo momento Facebook è un ottimo strumento se ben utilizzato (a differenza di qualche anno fa dove era totalmente inutile per il business).
Altrimenti bisogna valutare altre strade a seconda del caso.

Ad ogni modo io adotto sempre due strategie:
  1. La strategia a risultato immediato. Richiede investimento in denaro, quasi sempre il primo passo sono Facebook Ads o Google Adwords. Poi a seconda dei casi e dei soldi che si possono investire, esistono anche altre strade secondarie.
  2. La strategia a lungo termineSono una serie di azioni low cost da ripetere costantemente per 1/2 anni per far sì che tu diventa un punto di riferimento nel tuo settore. Questo ti farà arrivare clienti in automatico se lavori bene. Ma nel primo anno stai pur certo che non porta soldi o almeno non abbastanza rispetto al tempo da dedicare. Per questo bisogna abbinare sempre una strategia a risultato immediato per fare cassa.

Ultimi consigli per i nostri lettori?

Un mio amico imprenditore da quando mi ha conosciuto fa sempre la stessa battuta: "Se ti avessi conosciuto prima avrei investito 90.000€ per pubblicità, promozione e marketing, e 10.000€ per ristrutturare il locale. Invece che il contrario come ho fatto 10 anni fa." 

Ok è una battuta. Ma neanche tanto lontana dalla realtà. Non ha senso investire in tutto il resto se poi non hai i soldi per farti trovare.

          Segui Cosimo Melle e i suoi consigli su www.cosimomelle.it

mercoledì 1 ottobre 2014

Scopri come creare una inserzione per un Pubblico Personalizzato con Facebook Ads

Avete mai utilizzato Facebook per raggiungere i clienti o i visitatori della vostra pagina web? Avete mai provato le sue nuove opzioni per personalizzare il  pubblico?
Targettizzare” le proprie offerte e pubblicità puntandole al giusto pubblico/audience è d’obbligo se si vogliono ottenere molte conversioni dalle campagne ads. Allora perché non utilizzare il “remarketing”?



L’obiettivo di questa tecnica è far in modo che il tuo brand sia sempre a portata di mente; si tratta di tenere traccia degli utenti che visitano il sito internet per poi riproporgli la vostra pubblicità quando utilizzano o visitano altri siti web.
Prendendo ad esempio un sito di e-commerce, si sa che le persone raramente comprano la prima volta che entrano in un sito web o ne vedono un’offerta. Gli utenti si prenderanno il loro tempo, metteranno a confronto i prezzi con i competitor e visiteranno altri siti internet prima di valutare l’acquisto.

Facebook mette a disposizione un tool tanto semplice quanto efficace che permette di creare delle pubblicità rivolte ad un target specifico, agli utenti che hanno visitato un determinato sito internet e al tuo database di e-mail.















Inoltre, il tool ti permette di ridurre il target a determinati users che hanno visitato una pagina in particolare o una specifica sezione del sito internet. Quindi, per esempio, se si vuole sponsorizzare una corso di formazione specifico, si può ridurre il target a quei contatti che hanno visualizzato la landing page di quel determinato corso.
Puoi utilizzare questa funzione anche per includere persone o contatti. Puoi promuovere un “post” ed escludere le persone che lo hanno già letto o al quale si sono già iscritti.
Facebook ads offre uno dei mezzi più potenti per colpire il target giusto. Attraverso la creazione di un “Pubblico Personalizzato” si può esplorare e studiare la propria portata e indirizzare maggior traffico verso il proprio sito internet, aumentare le vendite e il numero dei propri fan.

mercoledì 17 settembre 2014

Scopri quali sono le 4 mosse SEO per un efficace Marketing Online

La nuova tendenza del Marketing Online sta pian piano sostituendo e facendo estinguere i metodi tradizionali per fare shopping. Ci interessa ancora andare in giro per gli espositori di un negozio quando tutto ciò che vogliamo è a portata di un click, nella nostra comfort zone che può essere casa o ufficio?!
Con un numero così elevato di aziende che esistono già sulla piattaforma web, è diventato molto difficile ottenere la giusta visibilità online, soprattutto per le nuove start up o nuove idee di business. L’unica arma a disposizione in dotazione sono le tecniche SEO.

Superfluo dire che queste tecniche sono il metodo migliore per promuovere un sito internet.
Per iniziare ad indicizzare efficacemente il proprio sito internet, basta seguire almeno 4 mosse basilari di SEO:
  •          La Forza delle Keywords

Le parole chiavi sono il requisito fondamentale per il contenuto online, è il mezzo attraverso cui Google aiuta gli users che digitano una query o chiave di ricerca, a trovare e visitare il proprio sito web.
Quindi etichettare il contenuto o sito internet attraverso delle keywords è estremamente importante per renderlo visibile online. Le parole chiave dovrebbero essere uniche e distintive. Se non riesci a trovare quelle giuste puoi interrogare “Keywords Planner”, il tool gratuito di Google AdWords che ti aiuta a trovare set di parole chiave per riuscire ad ottenere una giusta nicchia di mercato.

  •  Il Contenuto

Cosa sarebbe un sito internet senza contenuto? Ovviamente nulla, non verrebbe preso in considerazione da Google, figuriamoci da un internauta.  Un buon contenuto è obbligatorio, non solo per descrivere il sito web ma anche per fare da vetrina ai prodotti e all’azienda  stessa.
Inoltre, un contenuto o un testo pieno di informazioni e di risorse, di qualità, aiuta a mantenere il website nelle posizioni più alte della scala di Google. Il contenuto nel mondo web non è solamente un testo, un articolo, ma può essere un blog, un video, un infographics o un podcast.
  •  Link Building
E' uno fra i primi requisiti che deve possedere un sito web. Lo scopo principale del link building è quello di unire attraverso dei link il proprio sito internet ad altri siti online. Questo serve a far aumentare il rank del website nel motore di ricerca. Creare dei link, anchor text, hyperlink aiuta il sito a classificarsi con un più alto rank nella riposta di Google alla query degli users.
La domanda sorge spontanea, come guadagno questi link?
Ci sono alcuni metodi che possono aiutare:
-        Link organici, ossia quei link che vengono generati da processi organici, naturali, che provengono dall’analisi delle parole chiave o dei link e che aiutano a collocarsi nel SERP di Google, nella pagina dei risultati di una ricerca.
-        Le tecniche del White Hat servono a creare contenuti per gli utenti, non per i motori di ricerca, e fanno in modo che questi contenuti siano facilmente accessibili per gli spider e conformi alle regole del SEO, producendo risultati duraturi.
-        Al contrario, le tecniche Black Hat, cercano di migliorare il posizionamento con metodi disapprovati dai motori di ricerca. Per esempio si può utilizzare un testo nascosto (o dello stesso colore dello sfondo,  o posizionato fuori dallo schermo). Un altro metodo è il cloaking, ossia l’espediente che fornisce una pagina diversa a seconda che sia aperta da un motore di ricerca o da uno user. Ovviamente con l’utilizzo di queste tecniche si rischia di penalizzare o bannare il website.

  •            Affidarsi a Google

La quasi totalità degli utenti online svolgono le proprie ricerche e porgono le proprie domande su Google.

Affinché il proprio sito internet risulti più visibile conviene, quindi, focalizzarsi su Google, seguendo le sue indicazioni e protocolli che aiutano a posizionare correttamente ed efficacemente il sito internet nel suo motore di ricerca.

mercoledì 16 luglio 2014

La comunicazione virale secondo Marco Adragna

E’ raro che uno sconosciuto riesca a raccogliere 700mila dollari per una buona causa. E’ ancora più raro che l’iniziativa di beneficenza di un personaggio famoso non superi il traguardo dei 2mila euro. Ma è impossibile che alla stessa persona succedano entrambe le cose. Eppure questa è la storia di Max Sidorov. E inizia dalle lacrime di Karen Klein. By Marco Adragna. (Certified Coach con l'International Coach Federation, collaboratore del dipartimento formazione dell'università di Oxford, Docente, laureato in counselling psicologico e in informatica, master in executive coaching. Anche Rainews ha confermato che "Adragna insegna tecniche fondamentali per comunicare meglio con gli altri")
Karen fa un lavoro durissimo: tiene sotto controllo i vandali che rovinano i bus. O almeno ci prova. Per 20 anni ha guidato l’autobus della scuola Kennedy High di New Yourk: una professione sedentaria che non l’ha certo aiutata a mantenersi in forma. Adesso ha 68 anni, capelli bianchi corti e due occhiali spessi su di un viso rotondo e bonario. Da tre anni ha smesso di guidare il bus e ha iniziato a fare un lavoro poco diffuso in Itala, il bus monitor, una specie di controllore che invece di pensare al pagamento del biglietto si occupa del comportamento degli studenti.
Ma in realtà sono gli studenti a ”Occuparsi” di lei. Karen è derisa, presa in giro per il suo peso, minacciata di morte “Quando ti spingerò il mio coltello in pancia sarà come infilarlo nel burro”, le viene chiesto: “Dove abiti? Vengo a rubarti tutto”. E lei non reagisce. In un intervista spiega “Cercavo di pensare ad altro, guardavo fuori dalla finestra del bus o controllavo gli altri bambini”. Il suo tormento è ripreso al cellulare e finisce su youtube. Nel video l’inquadratura è fissa su Karen. Gli sfottò degli studenti sono continui. Le mettono le mani addosso. Lei piange: è bloccata dentro il bus e deve sopportare tutto. Basta guardare il video per pochi secondi per provare compassione per lei. E bastano pochi secondi per provare un incredibile rabbia per i ragazzini che la tormentano. Max Sidorov è indignato: lui non conosce Karen ma il video lo ha commosso. Max decide di raccogliere soldi per regalarle una vacanza e mette il video di Karen su di un sito dedicato alla raccolta fondi. L’obiettivo è raccogliere 5mila euro. Ma il video diventa virale e i fondi per la vacanza di Karen arrivano all’incredibile somma di 700mila euro. A questo punto i media tradizionali riprendono la storia: Max e Karen diventano famosi. Ma iniziano anche le polemiche. Lo stesso sito di raccolta fondi che ospitava la campagna per Karen conteneva anche centinaia di casi ben più gravi. Il trapianto di cuore per una ventenne. La sedia a rotelle per un bimbo autistico. Il cancro di un musicista che aveva appena perso la madre. Perché cosi poco aiuto a tante storie tragiche e così tanto aiuto per Karen?
La comunicazione che coinvolge è fatta di emozioni. Ma le emozioni non funzionano tutte allo stesso modo. Ad esempio, la tristezza ci rallenta. La paura può bloccarci. La rabbia da una sensazione di energia ma non è piacevole da provare. Ma c’è un emozione che è allo stesso tempo “energetica” e inaspettatamente piacevole. Parlo dell’indignazione. Questa emozione ci spinge a esprimere attivamente il nostro disprezzo nei confronti di qualcuno che si è comportato in modo inaccettabile. E quì arriva la “piacevolezza”: sotto sotto ci sentiamo moralmente superiori nei confronti dell’oggetto del nostro disprezzo. E forse abbiamo anche ragione… Ciò vale per l’indignazione contro i politici. E vale anche nei confronti dell’indignazione contro i tormentatori di Karen Klein. Purtroppo, molte campagne di raccolta fondi per cause importanti non forniscono un chiaro bersaglio per l’indignazione, ma solo una storia triste che fa appello alla nostra compassione. Ad esempio, nello stesso sito si raccoglievano soldi per la sedia a rotelle di un bambino autistico: chi è l’oggetto di indignazione in questa storia? Non è chiaro. E’ purtroppo i fondi raccolti sono pochi.
Riassumendo, una strategia efficace nella comunicazione virale è quella di fornire un chiaro bersaglio per l’indignazione della persone. Perchè? A differenza di tutte le altre emozioni, l’indignazione è capace sia di spingerci all’azione che di farci sentire “bene riguardo a noi stessi”.
Ma torniamo adesso alla nostra storia. Cosa è successo a Max Sidorov dopo esser diventato famoso? Ha deciso di lanciare un altra campagna di raccolta fondi chiamata ’7 Million Acts of Love’. C’era un oggetto per l’indignazione pubblica in questa campagna? No. Il risultato è stato una raccolta di 1.398 dollari…

lunedì 9 giugno 2014

Il Social Media Management secondo Luisa Ercoli

Mamma, amante di viaggi e interior design, Luisa Ercoli è una persona dalle molteplici passioni che vanta anche una grande esperienza nella comunicazione digitale. Dopo 11 anni in Ducati, prima come E-commerce Project Manager, poi come Web Community Manager e Web Marketing Manager, Luisa si occupa ora di Social Media & Digital Marketing presso Barilla Group. In quest'intervista, ci spiega in cosa consiste la sua professione e come diventare un buon social media manager.


Come ti sei avvicinata al social media management?

Un avvicinamento naturale verificatosi già a partire dalla mia precedente esperienza lavorativa in Ducati dove la Community di fan Ducatisti era già una realtà agli albori del 2000. Prima ancora che esplodesse il fenomeno di Facebook ci ritrovammo ad avviare un progetto che prevedeva la creazione di pagine personali all’interno della piattaforma proprietaria dove i tifosi e gli appassionati della marca si aggregavano per condividere questa grande passione. In Barilla dove lavoro dal 2009 fin dall’inizio non è stato possibile prescindere dalla gestione dei social media anche se il termine nella job description è comparso in un momento successivo. Oggi me ne occupo in modo verticale e globale e l’ambito è davvero stimolante.


Quali sono le gioie ed i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?

Le stesse gioie e dolori di chi si trova a gestire un numero esponenziale di amici e si trova alle prese con errori di comunicazione, cambiamenti di umore, complimenti e critiche, idee brillanti e meno. Con l’avvento dei social network l’impresa si apre a tutto questo e non sempre risulta semplice gestirne gli innumerevoli vantaggi rispetto alle frustrazioni. A me comunque piacciono le sfide e trovo molto interessante individuare forme di intervento originali, laddove questo sia ovviamente possibile.


Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace social media manager?

Una capacità di pensiero e di reazione velocissime e quindi una buona dose di creatività ed empatia.


Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella gestione di un social network?

Credo che sia gestire la comunicazione mettendosi su un piano diverso e auto-referenziale rispetto all’interlocutore. Da prediligere sempre la parità dei piani, la trasparenza, la capacità di mettersi in discussione. Credo che sia questo il salto di qualità che qualsiasi azienda debba permettersi di fare per affrontare le sfide del marketing digitale del futuro.


Che suggerimenti daresti a chi volesse diventare social media manager?

Non prescindere dalla partecipazione a questa realtà. Non si può pretendere di conoscere un territorio senza farne parte, viverne appunto le gioie e i dolori. Fondamentale poi è l’aggiornamento continuo.

mercoledì 4 giugno 2014

Il Community Management secondo Claudio Vaccaro

Co-fondatore di BizUp, agenzia di web marketing che in soli 2 anni è diventata una importante realtà in Italia ed Europa, con un team internazionale di 30 persone basato a Roma e Milano, più di 80 clienti gestiti tra i quali Wind, Suzuki, Enel, Toscano, Illy, Ebay, Venere.com, Coop, EF, Banzai, Neomobile.
Docente e relatore ai più importanti eventi sul digital marketing e sui Social Media (Iab Forum, WebReevolution, Convegno GT, BTO, Social Media Week..).

1. Come ti sei avvicinato al community management?
Dopo diversi anni durante i quali ho gestito il lancio di vari progetti web per Wind, nel 2007 ho iniziato a lavorare per il portale Libero.it che all'epoca (ma, pochi lo sanno, ancora oggi) aveva una delle community più grandi in Italia. Gestivo servizi che andavano dal blog alla chat, dal photo-sharing al video-sharing, dal dating ai forum. In realtà c'era già tutto quello che c'è oggi, ma ad uno stadio "primitivo".
Le attività (e le difficoltà) però erano le stesse: progettare nuovi servizi e far evolvere quelli già avviati, coinvolgere e attivare gli utenti, stimolare la produzione di contenuti, moderare contenuti pubblicati, monitorare le performance... Sono solo cambiati i canali!

2. Quali sono le gioie ed i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?
La mia esperienza è parecchio variegata quindi di gioie e dolori ne posso raccontare un bel po'.. Con riferimento al Community Management tra le gioie direi sicuramente il vedere la partecipazione degli utenti con i loro contenuti: quando i numeri sono grandi è una cosa che fa venire i brividi! Tra i dolori invece la presenza di certe persone che, come nella vita offline, ti perseguitano con la loro pochezza, la polemica sterile, l'arroganza e l'invidia. Purtroppo o per fortuna l'online è davvero lo specchio della vita reale, ma con molti freni inibitori in meno.

3. Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace community manager? 
In generale direi pazienza, competenza trasversale, curiosità, passione...sono più le soft skill che le hard skill a fare la differenza secondo me. Meglio uno con il buon senso meno preparato che un super tecnico con poca empatia, per intenderci :)
Ovvio che poi l'esperienza è quel qualcosa in più che distingue un community manager che sa fare il suo mestiere da uno alle prime armi: l'aver affrontato e superato situazioni critiche, calpestando anche qualche "merdone" (termine tecnico!) aiuta a rafforzare lo spirito e a non andare in panico quando serve :)

4. Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella gestione di una community? 
Pensare di farlo standone "fuori": non puoi gestire un gruppo che ha dinamiche complesse (molto simili a quelle che si vivono anche offline), se non ne vivi i ritmi, i temi, le passioni, gli scazzi. Buona immersione quindi!

5. Che suggerimenti daresti a chi vuole diventare community manager? 
Pensare alla community come qualcosa di "orizzontale" e "liquido": il canale non fa la community, la community personalizza i canali e li invade, li personalizza, li usa. Poi consiglio di continuare a studiare, di non sentirsi mai arrivati...di dedicare sempre del tempo all'aggiornamento, per fare questo mestiere è fondamentale. E poi, di divertirvi un po' :)

lunedì 26 maggio 2014

Il Social Media Management raccontato da Massimo Nava

Massimo Nava, in arte Artlandis è Social Media Manager, Art Director Teacher/Coach e Digital Artist da 13 anni. Curioso di tutto ciò che è “visual”, vive a Roma e Milano, immerso in rete, tra social, web, marketing e nuove idee. Ama la diversità, gli archetipi e le Conversazioni.
Organizza corsi di formazione in aula e online (webinar), partecipativi (contest/eventi) e gestisce alcune Community online.

 
1) Come ti sei avvicinato al social media management?
Seguo il mondo dei Social Media dall'inizio, prima che diventassero un fenomeno di massa, appassionato da sempre dal web in tutte le sue forme: dalle prime storiche chat (mirc, azzurra, icq, talktalk, c6 e via dicendo) fino ai forum ed alle loro evoluzioni. Iniziai a seguire ciò che succedeva oltreoceano e, affascinato dalle relazioni che si creavano e dall'enorme potenziale che le nuove piattaforme offrivano, iniziai a seguirne dinamiche e sviluppi fino alla scommessa di considerarle uno strumento di comunicazione da offrire ai miei Clienti.
Lo scambio e la ricchezza di informazioni che quelle relazioni "umane" promettevano mi ha catturato da subito in tutte le sue forme aprendomi a risorse che il "semplice" web tradizionale non rendeva così velocemente accessibili. Alla fine, oltre ad essere uno strumento di lavoro è diventata una passione che metto a frutto in tutte le direzioni che mi piacciono di più, accompagnandomi con stimoli e creatività in ogni momento della giornata. Un divertimento, insomma

2) Quali sono le gioie ed i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?
La gioia definibile sta proprio nella varietà di spunti che i canali sociali riescono a garantire. Una miniera d'oro fatta di informazioni, dettagli, esperienze che per me rappresentano il significato primigenio della loro esistenza: la condivisione, la crescita, le opportunità che gli ormai risicati "gradi di separazione" dell'era Social ci regalano.
I "dolori", se così possiamo definirli, per me risiedono nelle dinamiche fisiologiche delle piattaforme e del comportamento degli utenti che spessono, in un perpetuo copia-incolla di identità (e di sfruttamento dei "bisogni" altrui) banalizzano l'esperienza sociale, appiattendone lo scopo. Una delle delusioni principali, dentro al web (ma anche fuori, dunque un effetto conosciuto del comportamento umano) ciò che un libro che lessi definì "interpassività", cioè il demandare ad un click una motivazione, uno scopo, uno slancio emozionale esaurendone l'effetto che da sensazione umana diventa digitalizzazione di uno spreco.
Per fortuna, però, è solo uno dei lati della medaglia

3) Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace community manager?

Gli aspetti principali di un buon community manager devono essere almeno quattro, meno comuni di quanto non si pensi: capacità di moderazione (su sè stessi e verso le dinamiche del web); apertura al dialogo ed al confronto (ottimo per gestire relazioni, discussioni e momenti critici della gestione di un'area); creatività e fantasia (perchè gestire una community significa anche stimolarla, emozionarla, generare il giusto feeling con il brand o l'entità alla quale essa fa capo); curiosità e voglia di crescere (necessaria per evolversi insieme con l'utente e con le piattaforme).

4) Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella gestione di un social network?

L'errore peggiore è certo concepire l'insieme di utenti come una massa astratta alla quale, per sopravvivere come "community" è sufficiente il mantenimento dello status quo. Non riuscire a dedicarsi all'Ascolto dei propri utenti è l'errore conseguente.
Non è così. Tutto cambia, continuamente. Così l'evoluzione delle Conversazioni, dei gusti, delle passioni, dei trends e, di conseguenza, dell'esperienza "Community" da lasciar fluire senza eccessive manipolazioni.

5) Che suggerimenti daresti a chi vuole diventare social media manager?

Il miglior suggerimento che posso dare è di vivere ogni canale osservando (cimentandosi in prima persona) tutto ciò che accade senza l'arroganza di pensare di "conoscere" tutto ciò che da sapere ma seguendo sviluppi, analisi, consigli e partecipando ai confronti aperti che il web propone.
Così ricco di informazioni la rete mette a disposizione tutto ciò che occorre per migliorare, crescere in abilità e avvantaggiarsi su dinamiche, competenze e novità.

venerdì 16 maggio 2014

Il social media management per Monica Pisciella


         Il wine & food e il turismo enogastromico sono il suo mondo. Monica Pisciella, esperta di marketing, PR e comunicazione ha scelto il mondo dei social media per dar vita al suo progetto professionale: dal suo blog Wineup al progetto Colline Digitali, passando per il Progetto europeo YES ME.
        
         Come ti sei avvicinata al social media management? 

È accaduto alcuni anni dopo aver conseguito la laurea in Economia e commercio, con specializzazione in Marketing internazionale e 14 mesi di ricerca per la redazione della tesi di laurea sulle tematiche del marketing internazionale del vino.

Alla grande passione per questo argomento e alle competenze acquisite nel periodo universitario, si è unita infatti la passione per la scrittura e l'opportunità rappresentata dalla nascita e dalla diffusione di piattaforme di blogging come WordPress, in cui - grazie anche alla sua semplicità di utilizzo - ho intravisto finalmente la possibilità di creare un giornale a mia immagine e somiglianza, che trattasse le tematiche del business of wine.
A quell'epoca infatti la gran parte delle testate giornalistiche professionali e specializzate nel campo del vino avevano al centro delle loro trattazioni le recensioni del prodotto, la degustazione sensoriale e organolettica del vino, oppure agli abbinamenti con le ricette.

E’ nato così il mio blog Wineup, che era anche una base di test per il mio progetto professionale di comunicazione e marketing del vino. Era il 2007.

Dal 2008 è seguita l'apertura di profili sui principali social network, come ad esempio Linkedin, Facebook e Twitter, che mi hanno avvicinata al social media management anche dal punto di vista professionale.

 Quali sono le gioie e i dolori della tua esperienza professionale che ti senti di condividere?

La soddisfazione più importante che i social media ci mettono a disposizione consiste nella possibilità di aprire e consolidare contatti con esperti, appassionati, giornalisti, professionisti e colleghi: persone in ogni parte del mondo, portatori di cultura e conoscenza, abbattendo di fatto le distanze fisiche e culturali e creando legami forti fatti di intenti e visione comune.

L’impegno professionale richiesto è molto.
La creazione e condivisione di contenuti di qualità, l'attenzione e la cura destinata alla realizzazione di rapporti seri, trasparenti e duraturi, la formazione continua necessaria per essere sempre aggiornati ed il più possibile all'avanguardia richiedono molte energie. Ma sono soddisfatta di poter fare questo lavoro che amo

Quali qualità/capacità sono oggi indispensabili per essere un efficace social media manager? 

Tra le qualità personali più importanti citerei serietà, affidabilità, trasparenza, coerenza, credibilità, reputazione.
Sono valori importanti nei rapporti della vita reale, in cui spesso si può far conto su una conoscenza delle persone più profonda, ma ancor di più rappresentano requisiti fondamentali per rapporti professionali e umani che nascono sul Web e che spesso si concretizzano solo in un secondo momento anche in una dimensione reale.

Talento, studio e preparazione, competenza e professionalità completano il quadro per chi vuole fare di questa passione anche il proprio lavoro

Qual è a tuo parere l'errore assolutamente da evitare nella gestione dei social media?

È fondamentale essere coerenti con se stessi e presentarsi anche sul Web esattamente per ciò che si è. E non solo, è fondamentale essere coerenti anche in merito ai propri obiettivi professionali.
Troppo spesso vediamo persone che mirano apertamente ad un ruolo professionale che non riescono ad avere e che di conseguenza si camuffano da semplici appassionati, sperando di trovare prima o poi un ingaggio. Purtroppo a tradirli è molto spesso l'atteggiamento tipico della volpe che non arriva all'uva. E che prima o poi non si riesce più a nascondere, sebbene ci si celi dietro a un monitor 

Che suggerimenti daresti a chi volesse diventare social media manager?

Studiare, leggere, approfondire.
Non sedersi mai sugli allori, non sentirsi mai troppo appagati o arrivati.
Senza dimenticare le caratteristiche di cui abbiamo parlato prima: serietà, affidabilità, trasparenza, coerenza, credibilità, reputazione. 
Prendere esempio da chi ce l'ha fatta, cercando sempre di essere attivi e propositivi e portare idee proprie ed energia in tutto ciò che si fa.
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