lunedì 24 settembre 2012

Intervista ad Andrea Serravezza

Docente web marketing. Master in Social media & Web community Manager


Project Manager con esperienza sul Search Marketing, Social Media e Mobile. Dopo 4 anni di esperienza in una delle più importanti agenzie di web marketing in Italia, ha aperto una start-up di consulenza di servizi web e media insieme ad altri due soci. E' autore del capitolo "Search Marketing" compreso all'interno del Manuale Social Media edito da HOEPLI e ha tenuto diverse docenze su Mobile Marketing, SEO, SEM e Web Analyitcs presso lo IED e lo IULM.

Puoi indicarci, tre competenze chiave che per te è importante possedere per distinguersi nelle attività di community manager?

1.prontezza nel problem solving
2. conoscenza peculiare
3. formazione continua

Puoi indicarci, secondo te, almeno due sviluppi nel mondo social nel 2020?

Forte integrazione all’interno dei siti e sistemi più semplici e chiari di gestione della privacy. Immagino e mi auguro una presenza più consapevole e meno intimorita di aziende e brand.

Sei docente esperto Seo e Search marketing, nel master social media e web community manager di Make it So, cosa accomuna secondo te le persone che hai incontrato in aula e approcciano a questa materia e quale consiglio dai loro per emergere in questo settore?

Le accomuna l’entusiasmo e la passione per il web e la tecnologia, la naturalezza e la confidenza nell’utilizzo degli strumenti e delle piattaforme. Consiglio di testare personalmente quanto appreso nella formazione e approfondire tematiche specifiche. Per emergere nel settore serve la forte specializzazione in un ambito, ma anche la conoscenza trasversale della materie per un profilo vincente.

Fonte: www.makeitso.it 

lunedì 17 settembre 2012

I nomadi digitali: senza scrivania fissa. Quando l'ufficio trasloca online


Il Web ha cambiato la vita dell'uomo e in un caso l’ha addirittura avvicinato alle origini, creando la possibilità di tornare al nomadismo. A dirlo è Alberto Mattei, fondatore del sito nomadidigitali.it. In un mondo in cui tutto tende ad essere orientato alla mobilità, si parla sempre più del fenomeno dei nomadi digitali o "location indipendent", ma chi sono? Persone che hanno trovato un modo per mantenersi non rimanendo legati a un luogo fisico: "Si può fare, ma la prima credenza da sfatare è che sia una passeggiata", aggiunge Aldo Mencaraglia, che offre consigli agli italiani espatriati nel suo italiansinfuga.it.
Ma quali sono le professioni che consentono il nomadismo? "Lavori legati al Web: - prosegue Mattei - web designer, blogger, giornalisti freelance, scrittori, ceo specialist, programmatori".
Per questo una chiave di volta nella scelta dei luoghi è legata alla facilità di connessione a Internet e ai servizi che un Paese offre in termini di tecnologie e telefonia.
Il nomadismo digitale è primariamente una scelta di vita: "Non certo legata ai soldi, nessuno diventa ricco, - continua Mencaraglia - ma al sogno di una realtà differente".
I conti in tasca, infatti, i "nomads" se li devono fare ancor più di chi è stabile. È per questo che la maggior parte delle destinazioni scelte si trovano in Paesi in cui il costo della vita è basso. Un esempio su tutti la Thailandia, solitamente in città lontane dalle rotte turistiche: una delle più gettonate è Chang Mai, metropoli distante dai paradisi tropicali.
Sembra facile: si guadagna in euro, in dollari o sterline e si va dove tutto costa meno: "Lavori in un’economia e vivi in un’altra. Ma non è tutto oro quel che luccica: il Web fa anche in modo che la concorrenza sia spietata e ci sono Paesi che offrono professionisti a costi minori. Per lo stesso lavoro un cinese o un indiano chiederanno compensi più bassi di un europeo".
C’è chi inizia a guadagnare sull’idea stessa di nomadi digitali: "I servizi per queste persone sono ancora carenti, - continua Mattei - quindi stiamo creando nel nostro sito una directory di informazioni: dagli strumenti per chiamare gratis da ogni Paese, alle forme di insegnamento online, agli spazi di lavoro condivisi, ai siti di freelance". E c’è addirittura chi ha pensato di creare la Digital Nomad Academy, che propone programmi di mentoring per avvicinarsi a questo stile di vita.
Quali sono dunque le basi per diventare nomadi digitali? In primo luogo essere convinti di questa scelta. Secondo: studiare le potenzialità del Web e trovare qualcosa di altamente specializzante. Terzo: offrire servizi, non prodotti. E poi, prima di partire non affittare mai una casa a lungo termine senza averla vista; assicurarsi che, nel posto dove si andrà, l’aspetto tecnologico funzioni perfettamente e altri accorgimenti simili.
Forse uno dei modi più "semplici" e gettonati è quello di scegliere due luoghi del cuore e trascorrere sei mesi in uno e sei nell’altro. Anche tra i nomadi più convinti c’è chi opta per soluzioni meno radicali, a seconda delle proprie esigenze. Lea e Jonathan Woodward, una delle coppie nomadi più famose, creatori del sito locationindipendent.com, negli anni hanno cambiato il loro "nomadismo": "Abbiamo una bambina, quindi vogliamo trovare tre luoghi fissi dove porre delle basi", raccontano.


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